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Abbandoni: indagine 2006

di Simone Carlesso

Simone Carlesso ha conseguito la laurea quinquennale in Scienze della comunicazione a Padova il 28 marzo 2007 con una tesi dal titolo titolo Percorsi interrotti: un’indagine sugli abbandoni dei corsi di laurea interfacoltà in Scienze della comunicazione e in Mediazione linguistica e culturale di Padova (relatrice Arjuna Tuzzi) dalla quale è stata estratta questa sintesi.

INTRODUZIONE
DATI QUANTITATIVI
INFORMAZIONI QUALITATIVE
CONCLUSIONI

INTRODUZIONE

Per la realizzazione di questa ricerca sono state confrontate tra loro 5 coorti del corso di laurea in Scienze della comunicazione, dall’anno accademico 2001/02 all’anno accademico 2005/2006. è stata adottata una definizione restrittiva di studente universitario, considerando come tale solo chi, dopo essersi immatricolato, ha regolarmente pagato almeno la prima rata delle tasse corrispondenti all’anno di corso cui dovrebbe risultare iscritto.
Esistono quattro atti sostanziali che hanno come effetto l’abbandono di un corso di laurea e che sono stati presi in considerazione da questo studio:

  1. la rinuncia agli studi universitari;
  2. il trasferimento ad altro corso dell’Ateneo;
  3. il trasferimento ad altro Ateneo;
  4. la mancata iscrizione all’anno di corso successivo all’ultimo pagamento delle tasse di iscrizione.

Gli abbandoni e i trasferimenti rappresentano un importante indicatore di efficacia e, per certi versi, di efficienza dell’attività formativa dell’università e questo studio si propone sia di quantificare la capacità di contenere questi flussi che di valutare quanto il numero programmato di iscrizioni e l’introduzione del nuovo ordinamento possono variare tali capacità.

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DATI QUANTITATIVI

Dai dati forniti dal Centro Informativo di Ateneo dell’Università di Padova la proporzione degli studenti che abbandonano gli studi risulta cospicua ma in progressiva diminuzione.

Gli abbandoni relativi al corso di laurea in Scienze della comunicazione sono nettamente inferiori con valori prossimi ad un terzo dei corrispettivi dell’Ateneo (fig. 1). I dati relativi al nuovo ordinamento del corso di laurea in Scienze della comunicazione sono stati confrontati con quelli del vecchio ordinamento (fig. 2) per effettuare una valutazione quantitativa dei risultati della riforma universitaria. L’analisi dei dati sugli abbandoni evidenzia che con la nuova organizzazione didattica la dispersione è diminuita anche per Scienze della comunicazione.

Figura 1. Percentuale di abbandoni per coorti nella popolazione di riferimento
(NAteneo=53.702; Nsc=891)

Confronto per Coorti fra l'Ateneo e SC

Confronto per Coorti fra l'Ateneo e SC

Figura 2. Percentuale di abbandoni per coorti nella popolazione di riferimento
(NAteneo=53.702; Nsc=891)

a. Ateneo di Padova

b. Corso di laurea in Scienze della comunicazione

c. Corso di laurea in Scienze della comunicazione vecchio ordinamento

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Informazioni qualitative

Data l’esiguità della popolazione di riferimento (N=91), per l’intervista agli studenti che hanno abbandonato il corso di laurea in Scienze della comunicazione è stato tentato il contatto con tutti gli individui (censimento). In tutti i casi in cui è stato possibile, l'intervista si è svolta faccia a faccia. Nei casi di impossibilità di fissare un appuntamento, l’intervista è stata svolta telefonicamente o per e-mail. Sono stati raggiunti 44 soggetti, pari al 48% del totale.
Le domande hanno affrontato molti aspetti della carriera universitaria: la formazione, le attività lavorative, le ragioni dell’abbandono, le aspettative, ecc. Dovendo indagare su questioni potenzialmente delicate, la fase più difficile dell’indagine è stata proprio la raccolta di queste informazioni, perché il fenomeno indagato è un’esperienza negativa e, anche se trattata con le dovute cautele, resta un argomento delicato, un percorso interrotto che non sempre vuole essere ricordato.
Dai dati sociobiografici degli intervistati (scuola di provenienza, voto medio di maturità, titolo di studio dei genitori) confrontati con le informazioni relative al totale degli immatricolati vengono confermate le note teorie sulle disuguaglianze formative. Le scelte e le prestazioni di studio dei singoli dipendono, tra l’altro, da fattori come le origini familiari, il capitale culturale dei genitori, il tipo di scuola frequentata, il genere e altre caratteristiche socio-demografiche. In sintesi i soggetti più svantaggiati risultano anche maggiormente colpiti dall’esperienza dell’abbandono degli studi.
Per il corso di laurea in Scienze della comunicazione si deve considerare che il test di ingresso, pur non selezionando necessariamente gli studenti più bravi in assoluto, agisce sicuramente sulle motivazioni. Come emerge dalla figura 3, durante il secondo semestre si verifica il picco di abbandoni del corso, meno numerosi nel primo semestre e al secondo anno. Si nota che nel primo semestre gli abbandoni sono solo del 16% contro il 45% del secondo. Questi risultati confermano l’ipotesi che gli studenti di Scienze della comunicazione sono più motivati e interessati al corso e quindi abbandonino più tardi la strada intrapresa.
La maggioranza degli studenti che ha abbandonato gli studi lamenta carenze imputabili al corso di laurea: difetti organizzativi, incertezza sulle prospettive professionali, delusione delle aspettative, problemi relativi alla didattica, ecc. I problemi legati all’organizzazione e alle strutture hanno la frequenza maggiore e sembrano essere le cornici di motivazioni più gravi, attribuite alla didattica. Nonostante le numerose critiche nei confronti del corso di laurea e degli insegnamenti, a volte anche molto aspre, solamente il 5% ha dichiarato di avere avuto difficoltà a sostenere gli esami. Si tratta di un dato che, da molti punti di vista, può sembrare contraddittorio.

Figura 3. Periodo di abbandono
(NSC=44)

Non stupisce che gli studenti considerino l’incertezza delle prospettive professionali un valido motivo per abbandonare il corso di laurea. Gli studenti di Scienze della comunicazione concordano sul fatto che appartenere ad un corso di laurea a numero chiuso non aiuti ad avere meno concorrenza nel mondo del lavoro e il test d’accesso viene visto più come un mezzo per far fronte al rapido aumento del numero di iscrizioni che come vero strumento di selezione.
La maggior parte degli intervistati avrebbe scelto l’indirizzo “Comunicazione di massa” (59%) attratta soprattutto dalla possibilità di intraprendere la professione di giornalista. Si nota in questi soggetti una grande passione per la scrittura e il desiderio di trasformare questo interesse in un mestiere. Il divario tra le aspettative e la realtà può rappresentare uno dei motivi scatenanti dell’abbandono e dalle interviste risulta che la delusione legata alle aspirazioni per una professione specifica (per la quale è richiesto un percorso formativo che prescinde dalla laurea in Scienze della comunicazione) è imputabile anche alle carenze nelle attività di orientamento e alla mancanza di informazioni chiare al momento dell’immatricolazione. La dispersione dovuta alla mancanza di una sede unica sembra aver aggravato la situazione perché gli studenti, non avendo un punto di incontro, difficilmente si relazionano con i compagni più “anziani” e viene a mancare l’aiuto del passaparola.
Si intuisce dalle interviste che troppo spesso l’immagine al momento dell’iscrizione non rispecchiava la realtà del corso. I problemi dovuti alla carenza di informazioni sembrano riguardare in particolar modo i nuovi immatricolati che non sapevano dove e a chi rivolgersi per avere informazioni. Per cogliere l’essenza di queste esperienze negative è utile riportare alcune parti significative delle interviste.

“Ero insoddisfatta dei corsi che seguivo perché mi aspettavo maggior approfondimento di alcune materie e una preparazione più professionalizzante essendo una laurea triennale, invece mi sono ritrovata a seguire una serie di materie che poco si legavano l’una all’altra, e di alcune di queste non vedevo l’utilità in un futuro lavoro. Ho avuto l’impressione di diventare esperta di cultura generale, cioè di un po’ di tutto, piuttosto che approfondire bene alcuni campi” (i22, SC).

Le motivazioni personali sono molto eterogenee e si affiancano spesso a difficoltà dovute al pendolarismo e ai problemi di socializzazione. è significativo un 30% di intervistati che ha ammesso di avere semplicemente sbagliato la propria scelta. Questa consapevolezza, oltre a essere indice di maturità, ha implicitamente placato il tono accusatorio rivolto all’università.

“Ho semplicemente sbagliato a scegliere, non avevo le idee chiare sul mio futuro e mi sono buttata su un corso che aveva delle materie interessanti” (i5, SC).

I motivi di lavoro (fig. 4) hanno influito solo in parte a determinare gli abbandoni e riguardano prevalentemente studenti lavoratori che non riuscivano a portare avanti entrambe le attività. Questa scelta, quindi, sembra essere determinata da motivazioni economiche perché dalle interviste è emerso soprattutto il desiderio di indipendenza dalla famiglia e la voglia di lavorare per garantirsi una certa autonomia. La frequenza obbligatoria in alcuni casi ha aggravato le situazioni già difficili. Infatti, alcuni studenti si sono trasferiti in corsi che non prevedono la frequenza obbligatoria.

Figura 4. Motivi di abbandono per Corso di laurea. Intervistati SC (%, Nsc=44)
(NSC=44)

Le dichiarazioni degli intervistati riguardanti i punti di forza e le debolezze del corso sono difficili da interpretare. La natura interdisciplinare dei corsi, le capacità dei professori e la qualità dei corsi sono caratteristiche riferite dalla maggioranza degli intervistati a volte come punti di forza e a volte come debolezze. Questi giudizi sembrano restare in bilico tra soggettività e contraddittorietà.

“L’interdisciplinarità può aprire tante porte, perché il lavoro in continua evoluzione” (i21, SC).

“L’interdisciplinarità è anche una debolezza, non è possibile approfondire nessun argomento e viene data solo una preparazione superficiale per ogni disciplina” (i1, SC).

I trasferimenti, pur essendo la tipologia meno numerosa (circa la metà degli altri valori), vanno considerati con particolare interesse perché non interpretabili come effetto della crisi motivazionale, bensì da espressione di disagio formativo in studenti ancora decisi a proseguire gli studi. Nel caso del corso di laurea in Scienze della comunicazione si deve considerare che alcuni trasferimenti di Ateneo sono imputabili a banali contingenze burocratiche. Alcuni studenti immatricolati a Padova avevano superato anche il test di ingresso del medesimo corso di Bologna e, dato che Padova era in origine la seconda scelta, c’è stata una prima iscrizione a Padova dovuta solo alle diverse scadenze di immatricolazione dei due Atenei.

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Conclusioni
L’introduzione del nuovo ordinamento ha sensibilmente ridotto il tasso di abbandono ma, come è emerso dalle interviste, non tutti gli studenti sono soddisfatti di questi cambiamenti. Il punto dolente sembra riguardare il programma dei corsi perché, secondo alcuni intervistati, la “miniaturizzazione” dei corsi ha provocato una parziale perdita di completezza e di significato del percorso formativo.

Da un lato, il sistema universitario deve formare i giovani per un rapido e funzionale inserimento nel mondo del lavoro; dall’altro, questa preparazione non si deve basare solamente sulle possibilità immediate di inserimento legate a specializzazione e professionalizzazione. La preparazione deve essere lo strumento per acquisire una capacità strategica di vivere e di adattarsi ai mutamenti del mondo del lavoro e delle professioni. Non si vuole discutere sulle capacità dell’università di restare al passo con il mercato del lavoro e non si tratta di una corsa ma di un investimento sul futuro, perché se consideriamo che un immatricolato nella migliore delle ipotesi può inserirsi nel mondo del lavoro dopo tre anni, la corsa sarebbe persa in partenza.

(1 agosto 2007)