Indagine sui laureati del vecchio ordinamento
di Arjuna Tuzzi
Sintesi di Arjuna Tuzzi, Le cento professioni della comunicazione, Roma, Carocci, 2006
L’indagine
Il lavoro
dove si trova il lavoro
Le competenze
in breve
L’indagine si è rivolta a tutti i laureati del corso di laurea quinquennale (vecchio ordinamento) in Scienze della comunicazione che hanno discusso la tesi tra il 2001 e il 2004. Sono stati raccolti 301 questionari strutturati, pari all’81% della popolazione totale, e 67 interviste in profondità dedicate alle esperienze di laureati con carriere lavorative particolarmente interessanti.
La ricerca è stata svolta con la collaborazione degli studenti del corso di laurea che, riuniti in gruppi di lavoro, hanno potuto contribuire con le loro attività e la loro creatività a tutte le fasi: dall’ideazione teorica alla verifica sul campo degli strumenti d’indagine, dalla raccolta dei dati in veste di intervistatori all’elaborazione statistica. Per gli studenti è stata un’opportunità di applicare a un caso reale le nozioni teoriche assimilate durante i corsi e un’occasione per entrare in contatto diretto con le esperienze lavorative dei giovani laureati del loro stesso corso di laurea.
Attingendo direttamente alle storie dei laureati è stato possibile ottenere opinioni sulla qualità della formazione ricevuta durante gli studi universitari, informazioni sui percorsi intrapresi dopo la laurea nella fase di transizione al mondo del lavoro e dati sugli esiti in termini di sbocchi occupazionali. Attraverso i risultati di questa ricerca è stato anche possibile ricostruire il repertorio delle cento professioni della comunicazione. Sebbene parziale e transitoria, questa prima mappa è uno strumento utile per immaginare un’offerta formativa sempre più competitiva e per promuovere l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.
In linea con i risultati di altre ricerche, i laureati in Scienze della comunicazione di Padova si presentano sul mercato del lavoro con carriere di tutto rispetto. La presenza del numero chiuso seleziona studenti motivati e altre favorevoli circostanze socio-culturali portano in questo corso di laurea studenti di qualità che, tanto per fare un esempio, vi accedono con un voto medio di maturità di 87/100. Questo consente alla maggior parte degli studenti di laurearsi nei tempi previsti (90%) e con voto medio di laurea molto elevato (107/110).
L’86% dei nostri laureati intervistati lavora (tabella 1).
Tabella 1. Condizione occupazionale dei laureati (N=301)
|
n |
|
|---|---|---|
hanno un’occupazione retribuita |
184 |
61% |
hanno più di un’occupazione retribuita |
74 |
25% |
Totale occupati |
258 |
86% |
non hanno un’occupazione retribuita |
43 |
14% |
Totale |
301 |
100% |
Questa percentuale di occupati scende al 64% per i laureati a sei mesi dalla laurea e sale al 96% dopo tre-quattro anni (figura 1).
Figura 1. Condizione occupazionale dei laureati per tempo trascorso dalla laurea (N=301)

I contratti di lavoro flessibile (tabella 2) interessano una parte consistente della distribuzione complessiva dei laureati e, sommati ad altre situazioni di lavoro precario, rappresentano oltre la metà dei laureati (55%). Tuttavia, la presenza di quasi un laureato su quattro (24%) che ha una posizione di lavoro dipendente a tempo indeterminato è un dato che fa ben sperare. Il lavoro autonomo è poco diffuso (13%) e, fortunatamente, sono poco diffuse anche le condizioni di lavoro senza regolare contratto (3%).
Tabella 2. Condizione contrattuale dei laureati occupati (N=258)
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n |
|
|---|---|---|
Autonomi |
34 |
13% |
Dipendenti precari |
143 |
55% |
Dipendenti stabili |
63 |
24% |
Non regolari |
8 |
3% |
Altro o mancante |
10 |
4% |
Totale |
258 |
100% |
La stabilità aumenta sensibilmente nel corso del tempo (figura 2).
Figura 2. Condizione contrattuale dei laureati occupati per tempo trascorso dalla laurea (N=258).

La situazione occupazionale dei laureati è interessante anche se si considerano le attività lavorative svolte da studenti: solo l’8% dei nostri laureati si è dedicato unicamente allo studio. Nel restante 92% c’è un 68% che ha lavorato periodicamente, per esempio dedicandosi a lavori stagionali, oppure occasionalmente e, quindi, quasi un laureato su quattro (24%) che ha lavorato con continuità per tutto il periodo degli studi universitari. Se si esclude la motivazione economica, forse la più scontata per uno studente che desideri un minimo di autonomia dalla famiglia di origine, i nostri intervistati hanno scelto di lavorare da studenti:
i) per trovare sinergie tra studio e lavoro;
ii) per timore di non avere sufficienti garanzie dal solo titolo di laurea;
iii) per comprendere meglio le proprie vere inclinazioni sperimentandole sul campo.
L’esperienza lavorativa dei nostri laureati è precoce ed intermittente: si comincia a lavorare già durante gli studi, lo studio può essere temporaneamente interrotto per approfittare di un periodo in cui ci sono maggiori opportunità di lavoro, si integra lo studio con esperienze di stage in azienda, ecc.
I laureati imparano rapidamente che la propria carriera, gli avanzamenti professionali e anche il miglioramento delle condizioni più strettamente economiche non sono più garantite dall’anzianità, dalla fedeltà all’azienda e dal merito, ma dalla propria capacità di sfruttare appieno tutte le occasioni di spostamento da un posto di lavoro all’altro, da una professione ad un’altra e da un settore all’altro. Un quarto dei nostri laureati lavora contemporaneamente in posizioni e settori diversi mantenendo aperte diverse attività (tabella 1).
L’area “Comunicazione e marketing” è quella in cui più frequentemente trovano impiego i laureati in Scienze della comunicazione. Risultano molto diffuse anche “Informazione ed editoria” e “Pubblicità” (figura 3).
Figura 3. Settore d’impiego dei laureati coccupati (N=258)

A partire da queste grandi aree si può scendere a un livello più analitico per osservare la distribuzione dei nostri laureati in alcune delle professioni più significative. L’Addetto comunicazione e marketing è la figura più frequente: 33 laureati svolgono questo lavoro, tre quarti dei quali nel settore privato. La seconda professione più frequente si trova nell’area “Informazione ed editoria” ed è quella del Responsabile ufficio stampa con 18 rappresentanti. In questo caso, però, si tratta di un impiego distribuito equamente tra settore privato e settore pubblico. Seguono nella graduatoria delle occupazioni più frequenti il Comunicatore d’impresa con 14 casi (area “Comunicazione e marketing”); l’Account executive, il Copywriter (entrambe nell’area “Pubblicità”) e il Giornalista (area “Informazione ed editoria”) con 11 casi; il Comunicatore sociale, il Project manager e l’Organizzatore di eventi con 10 casi (area “Comunicazione e marketing”).
Per quanto riguarda l’area “Comunicazione web e ICT”, il numero di laureati che vi ha trovato lavoro è piuttosto esiguo, ma è interessante osservare che la professione più frequente è il Web content manager, una delle figure che, in questo specifico ambito, meglio si adatta ai laureati in Scienze della comunicazione.
Un discorso a parte merita anche l’area “Istruzione e formazione”, dove spicca la presenza di ben 16 ricercatori.
Il corso di laurea interfacoltà in Scienze della comunicazione di Padova è un corso naturalmente votato all’esplorazione dell'interdisciplinarietà e la scelta di mettere insieme le competenze della Facoltà di Lettere e filosofia con quelle di Scienze politiche crea un terreno di sperimentazione a cavallo tra cultura umanistica e scienze sociali. Infatti, nell’indicare le competenze più importanti nello svolgimento del proprio lavoro (tabella 3) i laureati mettono l’accento su abilità trasversali alle diverse discipline: al primo posto ci sono le competenze comunicative e relazionali, al quarto le capacità organizzative, al quinto la predisposizione al lavoro di gruppo, all’ottavo il problem-solving seguito dalla multidisciplinarietà e dalla creatività. La comunicazione è una forma mentis che non si insegna ma si apprende come meta-linguaggio dal complesso degli stimoli ricevuti e attraverso esperienze di lavoro su casi reali.
Tabella 3. Le 10 competenze più importanti per lo svolgimento dell’attività lavorativa
| 1. comunicative e relazionali 2. informatiche 3. redazione e scrittura testi 4. organizzazione, coordinamento e pianificazione 5. lavoro di gruppo 6. tecniche 7. lingue straniere 8. problem solving 9. flessibilità di ruolo e multidisciplinarietà 10. creatività |
Il rapporto di scambio con il mondo del lavoro è sicuramente un tassello importante per lo sviluppo di nuove più appropriate competenze. Tuttavia, modificare l’offerta e piegare i percorsi formativi alle esigenze del mercato del lavoro è pericoloso almeno quanto chiudersi nella tradizione dell’istituzione universitaria e offrire corsi completamente scollegati dalla realtà. Bisogna mettere insieme le due logiche e formare laureati pronti per essere inseriti nel mondo del lavoro, ma che non hanno rinunciato alla cultura e alla capacità critica in nome di una formazione troppo tecnica e professionalizzante che rischia una rapida obsolescenza.
Naturalmente la professione richiede anche competenze specifiche e tecniche, come quelle informatiche e la conoscenza delle lingue straniere. Un po’ a sorpresa al terzo posto della classifica delle competenze più richieste dal mondo del lavoro si trova la redazione/scrittura di testi. Le capacità, tanto tecniche quanto creative, di produrre testi scritti adeguati a diverse situazioni è un aspetto cruciale non solo per le più tradizionali figure del settore dell’editoria e del giornalismo, ma anche per molte figure impegnate nel campo della pubblicità, dello spettacolo, del marketing, del web, ecc. e qualificano il laureato in Scienze della comunicazione valorizzandone la specificità rispetto ai laureati di altri corsi di laurea.
Per laurearsi e lavorare nel campo della comunicazione sembra necessaria anche una vocazione particolare: nel mondo del lavoro sembrano avere maggiori probabilità di successo i laureati più “pragmatici” che, in possesso di idee chiare sulle proprie vere aspirazioni, hanno puntato dritto in una direzione, oppure i laureati più “flessibili” che, meno preoccupati degli altri per gli aspetti contingenti e capaci di adattarsi a situazioni lavorative molto diverse, sanno vivere con soddisfazione in condizioni di lavoro caotiche. Viceversa, i laureati che si iscrivono a Scienze della comunicazione senza una passione e con il miraggio di un posto fisso, sembrano non avere molte speranze di successo e, indipendentemente da fattori oggettivi, vivono la propria condizione con profonda insoddisfazione.
Di fronte alla fatidica domanda “Alla luce della tua esperienza e se tu potessi ritornare indietro, ti riscriveresti al corso di laurea in Scienze della comunicazione?” il 63% risponde affermativamente. La maggioranza dei nostri laureati laureati sembra abbastanza soddisfatta, lavora e lavora nel settore della comunicazione ma, accanto a questo risultato positivo, l'indagine evidenzia la presenza di competenze che potevano essere sviluppate di più e meglio in ambito
universitario. Inoltre, desta preoccupazione osservare come i nostri laureati siano più critici verso la formazione ricevuta che verso il lavoro che svolgono, nonostante la diffusa precarietà.
La valutazione soggettiva della formazione ricevuta durante gli studi e il riscontro oggettivo nel mondo del lavoro sono due elementi su cui si giocano efficienza, efficacia e credibilità di un corso di laurea. Per questo, oltre all’interesse per i contenuti conoscitivi, questa indagine rappresenta un’opportunità per mettere meglio a fuoco gli obiettivi di un corso di laurea che, a dieci anni dalla sua istituzione a Padova, vuole migliorare e adeguarsi ai tempi che cambiano.

